La notte per me ha un’apparenza sempre romantica, i lampioni li immagino accompagnati da un sax struggente come quello della canzone sotto menzionata, forse quella che piu’ preferisco di tutte quelle menzionate finora.
Mi hanno recentemente chiesto il perche’ del testo di una canzone per ogni post, la realta’ e’ forse che penso che ogni passo della nostra vita ha una colonna sonora che lo accompagna.
Quando guardo al blog lo vedo come uno specchio che riflette i miei stati d’animo, i miei pensieri, mi vedo alla finestra, con un bicchiere in mano, un liquore ambrato, lo stereo che diffonde le sue note nella stanza in penombra e fuori il tempo scorre mentre io mi racconto.
Sono strane note introspettive, quelle che questa canzone mi suscita, un po’ come Jeff Goldblum in tutto in una notte, alla ricerca dello spirito vero della vita, o Don Johnson in Miami Vice, cavaliere indomito in mezzo alla corruzione ed agli sprechi, forse anche per quello mi piace tanto guidare di notte, sentirmi puro nell’oscurita’ circostante.
Ho letto un post di recente molto interessante che parlava dell’imprinting e di come certi cartoni animati e/o serie televisive possano aver segnato la nostra esistenza e come ci poniamo nei riguardi delle figure maschili e/o femminili.
Io non saprei dire se ci credo fino in fondo, ma di sicuro quel lato sognatore, osservatore, distaccato che ogni tanto si affaccia nel mio animo e’ nato nell’adolescenza, in quelle corse notturne negli autobus verso il Circolo della Marina a Barcola per incontrare la compagnia dell’epoca, in quelle lanterne che illuminavano il piazzale quando si ballava l’unica serie di lenti il giovedi’ d’estate verso le dieci, in quel mare che sciabordava lento nella risacca mentre fumavo l’occasionale sigaretta, in quel sorriso triste che riscaldava una tormentata adolescenza come tante, in quelle luci che vedevo dal balcone in Via Fabio Severo quando ancora vi abitava mia nonna paterna che illuminavano una Trieste diversa, un rifugio, per un cavaliere senza cavallo e pistola.
Le serate a ballare il Mambo Triestino al Paradiso fino alle due sono state la naturale estensione di quella persona in divenire, cosi’ pure gli unici stivali mai posseduti comprati a quindici anni, un’idea romantica dell’esistenza, legata al mare, all’essere in mezzo ad edifici in una citta’ rasserenata da una brezza marina, lenta, addormentata, mentre il motore romba e sfreccio via su di una Volkswagen Scirocco come quella di mio zio all’epoca.
Momenti in cui ho provato sensazioni simili per analogia potrebbero essere quando passeggiavo a Zara tra i resti del periodo romano in cerca di un ristorante per datteri o mussoli in una calda notte d’estate, o la serata di Capodanno di due anni fa a Trani, splendidamente illuminata in un carosello di suoni ed un profumo di salsedine.
Quanti sogni avevo, quanti sogni ancora ho, quanto in fondo sono sempre rimasto lo stesso, a rabbrividire quanto sento quel sax vibrare per le sue note pronto a scendere e mettere in moto la macchina per partire ancora una volta per un lungo viaggio possibilmente verso l’ignoto.
The sun goes down, the night rolls in
You can feel it starting all over again
The moon comes up and the music calls
You're gettin' tired of starin' at the same four walls
You're out of your room and down on the street
Movin' through the crowd and the midnight heat
The traffic crawls, the sirens scream
You look at the faces, it's just like a dream
Nobody knows where you're goin',
Nobody cares where you've been
'Cause you belong to the city
You belong to the night
Livin' in a river of darkness
Beneath the neon lights
You were born in the city
Concrete under your feet
It's in your moves, it's in your blood
You're a man of the street
When you said goodbye, you were on the run
Tryin' to get away from the things you've done
Now you're back again, and you're feeling strange
So much has happened, but nothing has changed
You still don't know where you're goin',
You're still just a face in the crowd
It's in your blood, it's in your moves
You're a man of the street
You can feel it, you can taste it
You can see it, you can face it
You can hear it, hey, you're getting near it, hey
You wanna make it 'cause you can take it
You belong to the city, you belong to the night
You belong to the city, you belong to the night
You belong, you belong
You Belong To The City
(You belong to the city – Glenn Frey)
Il viaggiatore ogni tanto ha bisogno dei suoi momenti introspettivi e forse chiude un po’ fuori chi lo circonda, lo segnala con un blando sorriso e lo sguardo lievemente perso a guardare l’orizzonte.