Competizione e meritocrazia, sono parole quasi scomparse dal nostro vocabolario quotidiano, tra scuole iperbuoniste per cui bocciare e’ un peccato grave e realta’ lavorative del tipo vogliamoci bene e lasciamoci in pace.
Una conoscente ha applicato a Bruxelles per un dottorato, ma se la prima fase l’ha superata, la seconda l’ha vista soccombere alla concorrenza, sin qui non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che....
E’ dovuta tornare d’urgenza in loco dalla Colombia dove era tornata a vivere per seguire le pratiche data l’inefficienza dell’Universita’, per farlo ha dovuto vendere delle terre eredita’ di famiglia ed infine a fine ottobre dovra’ lasciare il paese per il visto in scadenza.
Una di quelle storie dove parteggi per lei in ogni caso e finisci per dimenticarti che meritocrazia vuol dire anche questo, aver i migliori titoli e riuscire a vincere una competizione tra tanti bravi concorrenti.
Un po’ quel lascia e raddoppia dei tempi che furono, dove la bravura veniva premiata, un po’ come ho vissuto io la selezione per la Sant’Anna a Pisa, dove la qualita’ dei candidati era a dir poco notevole, sono eventi che ti fanno pensare e capire che a giocare con i migliori si puo’ vincere e si puo’ perdere, quello forse non conta troppo, ma l’averci provato ed essere andato fino in fondo si.
Ed e questa forse la mia consolazione per lei, la conferma che ha fatto quanto ha potuto, a costo di gravi sacrifici personali per crearsi quella possibilita’ e l’ha inseguita fino in fondo, anche se non e’ arrivata prima al traguardo.
Un excollega mi ha detto un paio di mesi una splendida frase: dentro sei uno tra i tanti, persone tutte molto competenti, fuori sei uno tra i migliori, ma il gioco diventa qualcosa di diverso, tutti guardano a te per essere guidati.
La sfida del primeggiare tra simili persone ha un peso, ma anche un maggior valore a mio modo di vedere, mi ricorda un torneo di scacchi scolastico concluso in testa con una serie interminabile di vittorie che non mi disse niente, laddove un quinto posto conquistato a spinte giocando contro dei giovani campioni in erba io che venivo dalle elementari mi ha lasciato tutt’altro segno.
No, non vivo male
so che tu mi vuoi diversa
ma leggere il giornale
non mi ha mai convinta
tutto quel che so
è che morirei
per un pomeriggio insieme
basta poco e non ti lascio mai...
non mi raccontare
di cravatte e di camicie
io ne farei tele
da mettere in cornice
tutto quel che vuoi
io te lo darei
ma resta un desiderio acceso
...no, ti prego, non cambiarmi mai!!!
non amo le cose da grandi
non fanno per me
son come le rose e i diamanti
inutili se
deludono i mondi confusi e I sogni che ho
niente cose da grandi
...è tutto quel che so...
non pensare male
se io vivo di momenti
rubi sui tuoi anni
io ne ho appena venti
mai uguali noi, arrabbiarti non puoi
troppe volte ad aspettarsi
no, ti prego, non ti cambiarmi mai!!!
non amo le cose da grandi
non fanno per me
son come le rose e i diamanti
inutili se
deludono i sogni confusi che ho
niente cose da grandi
è tutto quell che so
niente cose da grandi
per sempre tua sarò...
(Cose da grandi – Irene Grandi)
Il viaggiatore e’ il tipico giocatore d’azzardo che punta sempre al raddoppio, ma sa perdere con classe, anche se non lo fa volentieri.